ragioneria di stelle

è che il mattino della domenica
sto già male per il lunedì.
non il venerdì sera, per esempio
carico di promesse. il mantenerle
sarà glaciale imperscrutabile ragioneria di stelle.

alle stelle m’inchino

quei rari momenti di leggerezza

quei rari punti fermi, luminosi appartamenti

nel centro storico veneziano, quei puntini

luminosi accecano, rimbalzano sul cuore

come granella di stelle,

timbri di vetro dolce-

tuttavia la media quella luce

assorbe come un buco nero

l’imperfezione del gesto, del colore

anticipano l’opacità del cristallino:

l’immagine stempia, disidrata

non c’è tempo neppure

per il verso, la poesia.

così cade la lacrima

poi non serve più

anche dopo

nemmeno la superluna

è un aggiustamento.

divide et impera

crea occasioni d’oro

la divisione

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energia pura

la notte ha il sapore timido e terso del vuoto
spinto. sono le stelle le vagabonde
erranti che da lassù spiano, prive
di qualsivoglia fraintendimento,
a darti il significato che mai saprai:
il cervello sa forse come è fatto dentro? no.
così le stelle sono più lucenti se non conoscono
cosa le rende potente energia di fusione.

felicità tra le righe

sotto pressione
non c’è mai nessun volo ampio,
la carrellata è più un
piano sequenza incriccato
(la caduta lenta
è promessa, più fatto
che tendenza).
tra il più ed il meno
c’è il necessario
ed allora devi accorgerti del sole:
guarda su
guarda su
incipria gli astri
falli ancor più belli.