il tempo a sfavore

ammirami per ciò
che non sono
e costruiscimi come la casa
dell’infanzia.

siamo amati a rate
per compiacere, per vanità
esclusiva ed elusiva.
disamorati in un salto

un millesimo della stretta
al sentire. banali oscurantisti
quando pecchiamo
solari, esplosivi

quando avremmo ragione.

da vendere.

tempo fu

il mio tempo venduto
il sudore mio per qualcuno
che vedo di rado
non sono capito
se sto seduto
e non faccio un fico
scuole di tutti i gradi
per inserirsi seri e proficui
poi viene l`adulto
che con un contratto
ti presenta il conto salato.

*

il tempo è contato
se n’è accorto il proletariato
invaghito prima delle idee
oggi del mercato
il tempo è contato
disse la sorte
senza significato
imbandita a festa
sui bancali piramidali
del supermercato.

il tempo della gente

il tempo fetente non lascia niente
come smalto coprente
dimentica la gente: la brandisce,
la coccola, la vessa come nella tempesta
restano ossa ed iridi di pace e guerra
scolorite testimoni. stiamo sulle scale
tu a dar colore, densa rossa cera
dietro io con un libro in mano
guardando il tuo danzante deretano
parliamo del meno, parliamo del più
il tempo passa, non torna
a meno che tu non pretenda di più.
io non ho tutte le risposte
anche se sembra il contrario
col libro in mano. la verità
come sempre sta ad un palmo dal naso
sol che non ce ne accorgiamo.

trascorre il tempo vuoto

trascorre il tempo ed è vuoto
come l’olmo traforato dal verme
così insolitamente inerme
il pensiero della presenza assente:
esserci per la fine dei tempi
l’infame orologio biologico
non per i libri ed i giornali
svanendo da sogni, ricordi.
l’illusione di perorare ed inseguire
il meritarsi eterno. e non c’è
che un po’ d’inchiostro
per appartenersi ed attenuare
tutta la perdita, l’assenza.
essenza del passato, vanità del futuro.

tempo al tempo

son per strada presto al mattino
non per scelta, per contraffazione
del sociale. libertà di liberarsi, questa
sì, libertà vera. di non incidere troppo
nel quieto vivere. l’esistenza
si paga cara, col proprio tempo.

chi ha tempo non aspetti tempo

questo tempo
che chiami speranza
ma la speranza
è del potere emanazione
bluff incoerente
fallimentare in terra
perché illusione.
questo tempo che segna la gente
talmente violento
questo gioire di un non terreno
che non avremo
davvero un gioco estremo.
il potere non vuole
una soddisfazione qui
vorrà ciò che non si vede
perché non c’è
ne qui ne là
né dove
né quando.

tempo

rinchiuso

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in transito

gli anni passano ed alcuni non si fanno
più sentire come un tempo, chi ha avuto un figlio
chi si è sposato, chi non lavora, chi è vegano,
chi ha lasciato il paese, chi è cambiato
e non è più come prima. il tempo livella anche
i contrasti più duri, inventa malattie, perditempo
malinconie, indurimenti. succede come alla plastica
che alla sua creazione si credeva invincibile.
poi ingiallimenti, screpolii, fessurazioni.
è che l’uomo ha la vanità dell’eterno.

il tempo non esiste (?)

mi chiedo a che serva
questa inumana resistenza
alla macchina che tutto
sputa, macina
(mai e poi mai si sfugge alla macchina)
il tempo che non esiste per i fisici
ma per i lavoratori sì
denti digrignanti, fauci in tensione
produzione. mi chiedo
se la pulsione arginata dal verso
vita, sia una liaison tra carne e cielo

se povertà sia davvero dignità.

nel mentre il consumo fa

ciò che deve fare e non

ci rende immortali: ci si ritroverà
nel fondo della bottiglia
con la chioma ribaltata

occhi lacrimati:
chi ci guarda ci vede piccini
noi all’opposto sempre Dei cattivi

astrologie

salvatori straordinari,

esequie di ragione

piuttosto illusioni.

…senza titolo…

il ricordo d’un padre è in una serratura al tramonto

nel temporale estivo (preferendo la montagna fresca)

nelle note della sinfonia di leningrado

nello sguardo del vicino assonnato

nelle riviste d’hi-fi

nel corpo

nelle mani

nell’idea di lavoro

(quant’era orgoglioso del suo lavoro)

in una mini cooper verde e bianca elaborata

nella potenza sportiva della golf gti prima serie

nella casa che abito nata dalla sua vivida intuizione

stamattina al bar col croissant ed il cappuccio

il ricordo del padre mi  rende piccino piccino

grande grande di commozione, struggimento, inazione

perché ultimamente passo così il tempo:

faccio ciò che penso e penso ciò che non posso.

fame

inoccupato esperto

ricerca solida occupazione:

con ingegno, senza

tempo occupato

compilar l’assegno

famelico. con lena

privi di rimborsi, pena

tornar nella catena.

baciare la rima

il portento
stando sotto vento
cadere lento.
perché
tempo al tempo
attendere
non lascia scampo.

tempo, spazio. tanto, poco.

tutto il tempo
spazio poco-
a zonzo
senza scopo
non vedendo
arrivarci a nuoto,
tuoi ricci disegnati
a fuoco lento-
memorizzando.
poco tempo
tutto lo spazio-
stringerti e stringerti
lasciando il peso franco
delle mie mani
sul tuo viso infinito
non vissuto.
che l’odore
non rimane
tra le onde
profonde.
sprofonda.

tempo al tempo non rimane tempo

tempo svuota
cancella al dunque
croste, batoste
giravolte. l’oltre
-mani, cravatta
piani. tutti gli inciampi
i dolori. tempo
castighi memorie
e fandonie, tremori. mi chiami
all’appello, senza nome, giorno
per giorno -mi serve
l’ombrello, so soltanto
quello: ti faccio
da sfondo,
come al camposanto
freddo tufo traforato.
ecco l’immondo:
dimenticarsi
persino di dimenticarmi.