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il cielo azzurro sopra di me

malinconia come nebbia
la terra ferma sotto di me

l’erba, del centro della terra il fiato:
quanta autorevolezza negli elementi.

riaccende la luce

accende la luce

un cuore di silenzio

scolpito nel tempo

incanta il luccichio

di fotoni sfarfallio

lucenti su boccioli

mezzi dormienti

e l’odore dell’esserci

nei tessuti, cortecce

e osmosi silenti.

si chiama vita

si rincorre, mai ferma:

al centro c’è la voce

ma non c’è parola

la coscienza della terra.

turbinio e catalessi

cincischio di merli

turbinoso sconquasso dell’auto

ed in mezzo tutta la terra

e le radici profonde, mistero.

non ci sono bambini a rivelarlo,

il mistero, perchè? c’è troppo silenzio

nel tempo fulgido

del preludio ai fiori, al tepore

della rinascita. c’è troppa omertà

nella gioia, perchè?

fuori brucia la terra, tutti giù per terra

perduta innocenza
resta arsa crusca
limatura di sole
luce cangiante,
spegnersi immatura
inebriante nota pulsazione;
il gas della cometa permane
il rosso filo che al termitaio
conduce, immota. la fuliggine
del freddo caminetto,
rimane il fantasma
della crescita, della caduta,
del cammino. a farci mille
domande col viso buttato
tra le stoviglie lorde,
latitano parole. sorde.