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vidi mio padre seccarsi, ingiallire
immobile. altre cose non posso dire
se non che tutti, proprio tutti
dobbiamo soffrire, poi morire.

evidenze digitali

tutti singoli

laptop tra le mani

abbiamo creato una rete di solitudini

obbligatorie: tra quattro pareti

niente sindacati

niente lavoro

niente gruppo

niente cortei

niente piazza

niente umanità

niente perdono

niente peccato

niente politica

niente comunità

niente di niente

ognuno solo sul cuor della terra

senza la minima forza,

tutti come nessuno.

resta la bellezza

a tratti, non limpida

ma bisogna spingersi fuori

tra i fulmini, le maree, i terremoti.

la coscienza incosciente

l’omicidio di pasolini
è l’evento cardine dell’italia dopo la guerra
uno spartiacque di sangue e violenza
la massima espressione dell’umanità abiurata
del popolo consumatore italiano.

non ci sono dubbi:
la morte dell’artista
è morte dell’innocenza

svelamento estremo dell’ipocrisia
canto del cigno strozzato dal capitale.

illusione è vivere d’arte
prostrandosi al danaro.
illusione è la scelta,
sentirsi liberi con una scolarizzazione
ed una televisione accesa la sera

l’illusione della comunità civile
del patrimonio sociale,

perchè non so vedere bene dentro al buio

m’odio così tanto.
è che tutti siamo in pericolo.

a tutti i padri

la risacca sorda dei tuoi nomi, eco

pazienza ancestrale dei tuoi prossimi

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fuori brucia la terra, tutti giù per terra

perduta innocenza
resta arsa crusca
limatura di sole
luce cangiante,
spegnersi immatura
inebriante nota pulsazione;
il gas della cometa permane
il rosso filo che al termitaio
conduce, immota. la fuliggine
del freddo caminetto,
rimane il fantasma
della crescita, della caduta,
del cammino. a farci mille
domande col viso buttato
tra le stoviglie lorde,
latitano parole. sorde.