uno dopo l’altro

i fiori sui rami
il pero già invaso
dalla cocciniglia
il melo forte, virgulto
maschio diretto dal sole.
le prime fragole
pargoli verdi. le api. il pettirosso.
l’abete cresciuto
piantato a natale.
tutti i ricordi qui
come amanti stazionano:
la ciambella della nonna
il coker sotto al letto, spaventato
mio padre che mangia affamato
piatto colmo, fumante.
l’odore potente
del bollito, le chiacchiere,
il telegiornale e il dessert.
il frastuono dei piatti sudici
il caffè
coll’amaro, la grappa, i cioccolatini
mia madre che sparecchia e parla.
tutti ricordi che fanno amare la vita
ma lo sguardo è mutato
tutto trascorso
nel battito di ciglia,
concluso, terminato.
non nella mente
che vive di propria vita
non si placa. l’attesa. l’attesa.
il tempo non lascia scampo.

esposto uno

piena estate, pochi lettori
tanto sudore, canicola
un sorso d’amor gentile.
mi distraggo con
The good America di Jarrett
le cicale se ne vanno
ed il 15 agosto ne ha 33:
alta gradazione per spiriti
liberi di raccontarlo.

uno scambio

e se i campi a maggese

non bastassero, cadrebbe

a pennello un viso

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imbonitori da quattro soldi

esaurita passione e virtù

tra un monsone ed una tv

scontiamo il vuoto

uno ad uno

in diversa postura

con la sola conosciuta andatura

sconosciuta armatura:

come bambini

della puntura

abbiamo una fottuta

bestiale paura.

ragno, ragnatela e voce

parla forte di te:
sento così poco
quando devo
sentirmi uno intero –
con te. senza. sospira:
ti sento così forte –
una tramontana.
è la fluttuazione
del sentimento.
sale e scende
come il ragno.
la ragnatela
te la sei portata
via svelta, tessuta
d’umiliazione
quindi bruciata.
un colpo di rossetto
te n’eri già andata.

vivente bucolico

nei campi balle, vigne
serie militari, gracidii
quiete mura. spine
ed urticanti verdi scompigli.
pesche appese come ordigni
pere e mele pazienti
al lavoro, scrigni.
come il contadino
scavo profondamente
ma negli effetti
non sono poi così tanto
vivo. divido e divido:
arrivo a quell’uno
che ammiro?