la libertà degli uomini

dove latita tutta questa
libertà, dove risiede
recalcitra, sboccia
o è tuttalpiù esangue
indistinta. dove ruggisce
dove coagula, dove copula
col vento ed il cielo
per crear giganti ed infiniti
mondi. quell’apertura d’ali
agognata da poeti
schiacciati dal potere,
oggi a tutti indifferenti
tra le strade, camminando
in una folla cieca, indistinta:
l’egoismo di classe
fa altre vittime
e non le colora
le disvalora sino
all’inconsistente trasparente.

certi uomini non sono

certi uomini sono lavoro
e qualche birra la sera
i fine settimana esausti.
appendono i loro camici
solo la domenica sera
quando gli sguardi
son vuoti dal venerdì
fine turno. gli uomini
sono il loro lavoro
che ha fagogitato
come uno squalo affamato
vita figli cervello.
quando vanno in pensione
termina l’ultimo turno
finisce la vita
senz’essere mai principiata.
non è cosa buona
ma è l’unica cosa
altre non ci sono
nella società ognuno
ha il suo ruolo
anche uno solo
anche nessuno.

uomini veri

mi piace come gli uomini rudi

baciano le loro donne

col sudore e l’equo amore:

q.b. il cuoco direbbe

per lei appena sufficiente

oltre ogni limite dell’agibile

dell’inimmaginabile per lui.

ora tutto in forno, cuocerà

con l’esatta progressione

della ricetta vitale.

primordiali non liberi

lo sguardo fioco dell’operaio

la stragrande maggioranza silenziosa

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truciolo

tepore dolce odore di paglia, a spada tratta
difendo i campi – inquilino io d’un alveare
di carni indifferenti, contrapposte.
così il passero sa d’esser parte del tutto-
la talpa, allocco, allodola, l’averla – lontano
dagli uomini, dall’odore del rancore.
protraggono fedelmente le loro memorie
nell’infinito stelo d’erba flesso dalla brezza
di miliardi d’anime antiche interrate.