viso diviso viso decisivo?

non si scrive poesia
se non ci si mette
la faccia o come qualcuno
il corpo del poeta
e la sessualità sua
i necrologi, il pulsare
problematico, ormoni
complicanze e mercato
dell’emozione usato
è l’illusione nostra
(come non considerarlo
romantico Mendelssohn
perché solare e gaio)
esibita come mestruo
al contrario io la faccia
non la desidero: ho già
così tante maschere
che io voglio sol leggere
possederle mie la parole
per l’attimo del battito
crema amara di caffè
vibrato d’abete rosso.

tre

l’aforisma trattiene lacrime
più del viso capace
di sorridere senza darlo a vedere.

viso terso

c’è il tuo sorriso
nel cielo. alcune nuvole
coprono i denti.
quelli che m’hanno
portato via
tanto sangue.

contesti contenuti

a volte la parte
è il tutto. e più importante,
pare. nella realtà è l’inverso
del contesto a sgomitare:
dimmi tu che dobbiamo
e che crediamo o vorremmo.
io ho scalato il lato
e male scivolato.
sempre in viso
col sorriso.
per la parte
tutto diviso.

legami potenti

c’è la bruta forza muscolare
che spiana la strada ai sentimenti
ed una forza molecolare ch’allontana
e attrae a seconda che il fiore del tuo viso
sia ambra o inchiostro nero d’infuocato polpo.
questa natura magnetica che studia
i movimenti, li appiana come un magistrale
mattarello d’azdora, li amplifica come un corno da caccia
intonante cuciture e legami chimici furenti, milioni.
così la rete tra simili fa come la spugna e la lamina:
si stende, diviene silenziosa, discreta
ma violenta, mutua reale realtà intramolecolare.