la lista

cosa c’è da vedere oggi

di interessante

faccio la lista per te:

il rosmarino prostrato

coi suoi spunti violetti;

il melograno piccolo

che raggiunge il sole;

il sole tiepido

di questa anomala tropicale estate mite;

il silenzio dei vicini

mai troppo silenti;

il gatto rossastro sotto

l’automobile;

poi c’è l’idea del pranzo

il colore del cielo

la finestra con la zanzariera

ho dormito

ma mi sono svegliato presto

è l’abitudine;

il concertino per violino ed archi

di veinberg

la colomba tubante

l’aereo che mi sorvola

io

in questo lieve formicolio

di fondo.

ricordarmi di tutto

come ricordarmi d’essere vivo.

questa poesia senza titolo

notte. solamente da solo e
la musica di dimitri shostakovich
tra il pensiero ed il cielo stellato
fra il toast ed il prosciutto cotto
(tenero filante spuntino di mezzanotte).
sarebbe tutto più difficile senza le sue note grottesche
la sua schizofrenia eccitante. così studio, memorizzo
ogni nota ed anche il silenzio nero tra
e l’acida ironia del brutale delirio.
la magia ripropone se stessa così come la bellezza
si rende evidente, tangibile
all’incapace, al politicante.
anche all’agnostico infreddolito,
al dittatore, al capitano d’industria
all’operaio stretto nella catena di montaggio.
ed anche ciò che è spuntato e malato
inumano contro natura, è reso vivo
vibrante di luce.

esser più vivo

chiusi pugni, assetati di coscienza
nell’acidula frontiera dell’imperizia:
rovello che non esplode brillando
cresce negli ampi margini
negli interstizi dei farò, ci penserò-
implode desautorando.
nelle strette crederò poi così d’esser più vivo
vegeto. tamponando.

il futuro è già un passato

mi chiamerai presto
al mattino, col sorriso forte
del vivo. avrai le mani occupate
d’amore, altro tra le gambe
sospiri e odori di seme.
pallore stupefatto
di bel creato e saliscendi
d’umori, carezze, languori.
il confronto parlerà
nuovo di cose già dette, del farò.
si perpetuerà senza troppa poesia
molto sudore, odore, calore
stridore d’occhi cangianti.
e quando pronuncerai il mio nome
sarà cammino scalzo e tronfio
nell’eternità concessa.

speculare

nella sera
niente balera
il buio soltanto
mi fa vivo e vegeto
parziale di cuore affranto
esserne solamente l’idea
inversa, il moto a luogo
a ritroso, speculare
d’una qualsiasi
tristezza, malinconia
finita di gioia, un’ intera
esistenza circoscritta in stanza.