veritas obliqua

————“Quando l’uomo non ha più freddo, fame e paura, è scontento”. (Ennio Flaiano, Diario degli errori)

la verità è una notizia la sera
dopo il turno. schiacciati e sudati
non si vedono le stelle. troppa luce.
la verità è un violino scordato
che non viene suonato
troppo rumore troppo tutto
o molto poco. che il silenzio regna
ma non è: brusio di confomismo
rassegnazione. ogni azione
ce n’è un’altra uguale e contraria
tutto s’annulla. rumore. brusio.
rassegnazione. ma c’è lo sguardo puro
di un figlio e la poesia che si scatena
quando si fa più pena e gli angoli
sono affilati e grigi. la poesia che è in guerra
con la caduta dell’uomo in questo tratto di strada
che è un po’ nausea e reflusso. la poesia che avanza
e incanta. anche nel traffico. nel sudore. nel torpore.
la verità della poesia nata per caso. nella via.

ragnatele

——————Oggigiorno, che siamo tutti uguali e democratici, tutti potrebbero divertirsi e ridere a piacimento, ma non c’è più niente di cui ridere. Essendo diventato democratico, il buon umore ha perso il suo valore.Gyula Krúdy

me le lego alle dita le cose
come uno shampoo prolungato
o un massaggio col suo messaggio
tra pelle e pelle. ho il potere tra me
e tutto. tutto ciò che serve e si vede
e si vende: col cinismo del tecnico
o del commerciante. me le lego alle dita
perché le cose cantano un attimo
e poi tacciono. come conchiglie
senza frutto. come maglie
senza i fili. poi si tirano
quei fili e si fanno nodi
e ragnatele per i morti.
e campi bruciati coi fiori secchi.
e si ricomincia daccapo.
coi giorni di sole urlanti
e le notti di cuori spenti.

la danza matta

dove sono i matti?
quelli con un orecchio sanguinante
nel fazzoletto ed i polsi affettati.
quelli che contavano
l’aria che vola
e penzolavano come batacchi
ombre sui muri scuri
come sindoni.
sono finiti nelle strade
a far gli amministratori
i piccoli capi.
tagliano alberi secolari
distruggono habitat millenari
e incendiano la rabbia
o l’indifferenza
che spesso sono la stessa cosa
o i lacchè
i più pericolosi: facce da mercante
con la via spianata.
dove sono i matti?
li hanno incarcerati
e hanno buttato le chiavi.
poi sono usciti
e hanno spianato il mondo
e la gloria.
adesso i folli li zittiscono
l’occidente ha un silenzio
per ogni complotto.
nichilismo popolare.

pasionarie

invocano rivoluzioni in giro per il mondo
le pretendono lontane ma non qui:
a casa son sempre dalla parte del potere
sopportano tutto supportano stato presidenti
sindaci e burocrati
giustificano sempre tutto
non prendono posizione
non si sa mai. tengono mutuo
e famiglia. battono frenetiche le mani
s’infervorano col jet lat e hanno culi grossi
che sui divani divengono catamarani.
si schierano con veemenza
sono pasionarie. imitano e proliferano.
le idee son belle quando non ci giochi
lancia i dadi. lascia agli altri
andar davanti. poi si vede.
chi c’ha scommesso.
chi ci crede. chi non vede
non sente e non parla.
poi tutto s’esaurisce
si passa alla prossima.
si fa un’altra rivoluzione
lontana lontana.

in torsione

torce la veemenza
di un tramonto di fuoco
nella città iraconda e spenta
cielo vaniloquio di blu e nero
trascini tutto con te
alla velocità del buio
scaltra e folle anima black
liquame di stelle accecate
e petrolio. scarna la linea
del confine della città
skyline del potere
dei suoi abitanti
dei suoi abitati
dei suoi futuri occupanti.
i palazzi sono erezioni
di cemento e solitudine.

rami e radici e dici

ho nascosto rami
per mettere radici
ho trascritto parole
per starmene muto
osservando i passeri
e i pettirossi in inverno
quando cercano solo cibo
ed una casa per tepore
(stupore d’alito
sui vetri congelati)
i merli non si vedono
le gazze saltellano
i corvi nei cestini.
ed ho solo incertezze.
l’inverno che decima
i miei posti a sedere
mi confina in fila lontane
dove non c’è più programma
dove suono non giunge
l’immagine sfuma e latita.
poi tutto muta e cambia
tutta la serie
tutta la gamma
e come guardare il mondo
dal fondo del bicchiere
lente deformante del viaggio
me ne sto al finestrino e guardo:
saluto ogni tanto
il resto me lo tengo.

futurama ed eremo

ti disereda la vita
fiacca la spinta
torce nella risacca
ed ogni eremo implode
alla luce scarna
o a quella violenta
dove c’è predatore
nel pollaio e dove c’è preda
ancora libera. dove c’è luna
che acceca e abbronza
dove c’è il sole parco
che affonda. ti disereda
e non c’è banca né caveau
né finanziaria. né aria
da malandrino. solo
un antico proverbio
o destino. solo i petali
accorsi sull’asfalto:
fiore nuovo che regala
e colora. futurama
che innamora.

danse macabre

piroetta l’uomo
sulle ceneri e sui vasi vuoti
non sa scolpire
e non sa più dipingere
si specchia nella sua figura
e non ascolta che la sua eco
la sua arte un soliloquio.
la sua immagine
l’unico strumento
fuori da sé è tormento.
l’animale sociale
si taglia le vene
la sua rabbia il suo scopo
l’animale sociale
è svanito: l’occidente
è un robot acefalo
che si violenta poco a poco.

creatura

la terra è arida
le fredde giornate
sono alte come montagne
il cielo nebbioso
una resa alla natura

l’uomo formica
non si libera dal re
non scopre l’energia libera
neppure la libertà

ha paura d’annegare
di fronte all’altare
scambia interesse
con schiavitù

demagogia con intelletto.
schiavo dalla nascita
esercita decenni d’ininfluenza
è motore laborioso
che poi non ha casa.

paga tributi all’infertilità
alla caduta. all’usura.
è svuotato e ammansito
cieco ingranaggio
s’esercita all’odio nei social
è sostituito da gente che non sa niente
di democrazia tolleranza rispetto.
è stoppino della candela
è carcassa sotto gli avvoltoi.

anno nuovo che vieni
con tutte le tue forze
con tutti i tuoi sforzi
richiama all’ordine questa creatura
scollegata dal cielo e dalla terra
strappagli il guinzaglio
d’ipocrisia e convenienza
di ottusità e ritardo:
ha dimenticato le parole
ed il loro significato.
donagli un respiro più lungo
non artefatto -quei scintillanti
spettri cromatici fiamminghi
anche il valore del silenzio.
donagli un ultimo scatto di virilità
un bagliore luminoso
una tentazione d’immortalità.
un fremito. un riscatto.

scontenti e fendenti

tutti abbiamo scontentato:
i giovani con le loro tasche buche
e i loro deserti d’amore
i vecchi con le lunghe barbe
di aneddoti e miti
inaciditi e punturati
coi sguardi vuoti.
abiamo decimato puri
e sostituiti con attori da actors studio
centellinato verità per diluirle
in teoremi di potere e posizioni
da rendita gratis. preferiamo
alberi di plastica ricchi di pacchi
a trasparenze che possono insegnare
anche con fendenti e diretti
dolorosi agli inerti
ma che formano e ispirano
piani alti anche senza scale
senza colonne e architrave.
infatti la gravità non esiste
non è limite la materia
si fluttua leggeri come pollini
quando si scopre l’essenza
o ciò che ne fa le veci.