la rima

pierluigi dice
che la rima mi piace
ed io la uso certo e assai
perchè celere
mi faccio capire
senza troppo dire:
intendo che alla lettura
il mento va su e giù
come il pensiero in altura.
par così della vita
non aver più quell’orrida
raggelante paura.

tanta tanta paura

i miei datori di lavoro
son le nubi
ed il passero che ha fatto il nido
ieri
nella casetta di legno
sul fico potato
lo pretende ottobre,
spaventapasseri nei campi di zolle
miei lumi.
non fumo
quindi non posso darmi più
arie della media
e accondiscendo:
l’ho imparato invecchiando.
non ho paura di invecchiare
a diciotto anni ero terrorizzato
eppure son qui
con i capelli sempre più bianchi
e posso ancora guardarmi allo specchio
senza particolari rigurgiti
avvertire.

tutta col cuore, senza pensarne

tace così

anche il profondo silenzio

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paura

escono fuori
gli orrori nei vuoti
giorni di noie, timori,
ed il ghiaccio secco
del lungo inverno
è taglio di metallo
rasoio, cordoglio
di peccato, dentro; fuori
infuria la paura
del potere coperchio
e maniglia,
clava potente
lavorio spoglio
d’una classe sotto
proletariato
oggetto solo di spoglio,
perché senza consumo
non serve più
nemmeno alle pagine,
ai vivi. ed i morti soli
sono sollevati
così consapevolmente
perché disarmati.