abbiamo necessità di parole

abbiamo necessità di parole
per riempirci la pancia
non affogando nella bilancia
parole confuse e ammaccate
dal vento del progresso
dalla folata della comunione
e disperazione. abbiamo
necessità di parole perché
siamo arti deboli e violenti
attaccati al ramo che seghiamo
dalla parte dell’albero.
e l’albero è felice: è come
un peso in meno, più o più.
abbiamo le parole per far finta
di vivere coi fiori in primavera.
abbiamo necessità di parole
per spiegarci e non grugnire
per armarci e non deflagrare
per amare e starsene zitti zitti
abbracciati nella pelliccia cuore
che tiene calore. o è solo il cervello
che dipinge un quadro espressivo
e c’ancora mani e piedi ad un visivo.
abbiamo parole ed un bisogno.

tramanda tremenda

l’attesa si tramanda di padre
in figlio, un figlio può attendere
una vita intera prima della comprensione
al netto del lavoro la casa l’amore
di tutto il tempo sprecato e laccato
di giustizia, leccato di presunta
immortalità. non viene meno l’assunto
c’è tutta un’indeterminazione muta
che è quanto ci si aspetta asserviti
che è tutta vile da dimostrare
come un campo illimitato d’arare.

ago

l’abete in marzo
perde sempreverde
gli aghi. mi pungo
punto per punto
neofita cinese
dell’agopuntura

demenziale

una luce soffusa
per andare alla deriva
con te, anche confusa
perché polverosa è la terra
contusa perché violento
è il firmamento e noi
provincialotti scorgiamo
solo poco sotto il mento.
che andiam alla deriva
non so per quale diatriba:
dimentico tutto, son poco nulla
per quattro faccio il volgare
m’allontano quatto quatto
dall’altare.

*

il poeta è un’esteta
senza meta
nella città eremita
tra cielo calmo
e fragor di marmitta.
una bestia rara
nella ruggia dei motori
tra lo scappamento
e l’impegno alla luce
al bene e al male
al più interessante diseguale.
un animale da cortile
un vile: il poeta sceglie la corrente
non più follia e baionette
scrive canzoni corrette senz’emozioni.
il poeta frettoloso verso la festa
che infesta con autografi
fanatismi retrogradi.
persino il poeta di partito
che fine oscena:
fuor di scena
senza un tema
se non ego.
che pena.

l’abbuffone

cresciuto con lo strutto
nel sangue, friggione
zuppa imperiale e pasta fresca.
il domenicale era pranzo
fatale -oggi il dietista
m’imporrebbe una traversata
nel deserto per sublimare
le calorie in eccesso
ed io in risposta
ingurgiterei salsa verde
e del lesso
tanto prima o poi
giungeremo al decesso.

abbaiare

niente sono
mischiato con nulla
non sono l’ago
nemmeno il piatto
della bilancia.
faccio la mia vita
entro ed esco di casa
con la schiena dritta
il mento alto
sguardo libero
di andare poco oltre
le case in fila
come pecorelle.
il pastore reclama
il gregge- 
cane non sono
ma farò finta
d’abbaiare.

il cielo è un terribile magma

il cielo è un terribile magma
un intestino di blu, grigi e bianchi
un inviluppo di nodi e tarpati
sviluppi, come nella seconda di mahler.
un gorgo di feroci passioni
e indifese quisquilie.
poi d’improvviso tutto si placa
il rumore s’azzera ed un vento superiore
eco lontano, riporta l’uniforme pastrano
si mescolano colori ed il grigio vince.
tutto ciò che s’era detto non vale più
uccelli volano nel quadro, il vicino termina
il trasloco, un cane abbaia, la luce s’accende.
la sera porterà quiete? sveglio sarò e non pioverà.

incorporeo

gl’umani quanto s’ingegnano
per lasciarlo un segno:
con forza, coll’inazione
più  spesso con ostinata discrezione.
quella del disegno d’ogni giorno
dell’amabile, dell’armare, del presunto ordine.
chi perlopiù vive nel silenzio
nel silenzio incorporeo ritorna.

quando un padre

quando un padre
ti muore di cancro
tu pensi d’essere spiccicato
fatto con lo stampo.
quando un padre muore
il figlio ne sarà l’eguale traslato
padre d’un figlio nuovo e ricordo
come una matrioska di tessuto e metafora
educatore fraterno amatore
il tempo di vivere
il tempo di trasferirsi
non essendo più carne
nemmeno stomaco marcito
alito puzzolente
ma solo previsione
come una nube di polvere
che si deposita sul mobilio
l’ombra magica che indica
di là, di là dalle fiamma
aldilà del burrone.

a volte quando arrivi

a volte quando arrivi
incespichi sui declivi
ed i rigagnoli son burroni
le apparenze spoliazioni.
eppure la magia dell’arrivo
è il giorno dell’infanzia
che ha fatto crescere di colpo
il bambino, è l’eterno
marchingegno che ci tiene
in pista, c’implora d’umanità
intimo fraterno destino.

cattocattolici

i fratelli c’insegnano
come si fa la democrazia
con flash ball e diplomazia
di segreti servizi e militari
in carriera, mentre nel bel paese
ogni moto di popolo
è squadraccia e canti di fascio
e rutto libero. bei tempi
delle rivoluzioni andate.
oggi si sciopera in ordine
dalle 17:00. del venerdì.

alberi ciechi

a tratti
si sta
negli alberi
ciechi
mani nelle radici
occhi nei boccioli.
e s’aspetta primavera
il caldo soffocante
agostano. si rotola
a capofitto
col discernimento
della cellula clonata.
del prato incolto
ma verde ed ampio.
col suono della pietra
ed i sonagli
del sempre.
la reincarnazione
dell’argilla
prima della bocca
del forno.
e la corteccia
che protegge dalla bufera.
a tratti si sta
negli alberi
ciechi.

specie speciale

tatuarsi il nulla
vuoto specialmente
così da cancellarsi
non esistere, mai fu, ei fu.
invece voglion tutti
esserci, sproloquiando.
come il codice a barre
si concede alla pistola
il digitale comanda.
si nasce urlando
poi si può silenziare
il tormento. al momento.
il gregge uccide la specie
o la potenza nella dittatura
anche democratica-
apparentemente, demoniaca.

*

alle quattro là fuori
i passeri cantano ancora
un giorno come un altro.
in alto il cielo terso
in basso la terra fredda.
povero cristo che la calpesti
col laccio nel taschino
livido, disteso ora sotto
il portico, cristo biondo.
nel silenzio come altri
assopito. l’alba viene
nuova e non riscalda.
i passeri insistono sul ramo
lo sconosciuto a piedi
davanti ad una porta-
a forza di bussare
qualcuno aprirà.
le stelle scemano
in giorno, indecise.

poesia di merda

poesia di merda
il mondo è in fiamme e…
e lei parla d’amore
ricordi abnormi
o d’un fiore.
poesia inutile
poesia futile:
non fa la rivoluzione
non fa la differenza
sta lontana da tutto
dal sangue e dallo sperma
dal pugno e dalla galera
dal fetore e dal pozzo nero
poesia del cazzo
almeno servisse
a parare le flash ball
o ad impedire ad incerti apolidi
l`abbandono della terra
per un paradiso
col numero chiuso
un paradiso in saldo
un paradiso clonato
e bastardo
poesia, poesia
non annoiare
soddisfa il sangue
descrivi la rabbia
abbracciala e urla.
sei un errore
stupro
un tanto osannato aborto
nono mese di follia e macello.
sei il miliardo in più
corona di spine del figlio di dio.
stuoino che avvampa
davanti alla casa di nessuno.
preghiera del massacro
indifferenza al creato.
poesia poesia
mamma cattiva
mamma serial killer
troia sterile e femminista
da barzelletta
che tu sia benedetta
che tu sia maledetta
poesia, poesia. poesia.

*

il vicino con moglie e bimbo
ha traslocato, via silenzioso
e non loquace è sparito.
dopo dieci anni di vicinato
non mi si è neppure mai
veramente avvicinato.
nemmeno m’ha salutato.

*

fiorisce il pesco
tra mura ed il giardino.
abbastanza caldo per svegliarlo
ma ancor troppo freddo
per figliare. io stesso
da dentro, del sole
cauto testimone.

*

sono biologo
mi do al microbo
nel troppo piccolo
c’è l’infinitamente grande.

*

l’antropologo dovrebbe
spiegarci quanto siamo
civilizzati. o quanto in percentile
dovremmo di nuovo salire sui rami.
chi mi ama non mi segua.
non gli darei mai tregua.