non si rinasce

non si rinasce
mettete il cuore in formalina
perdete ogni speranza
voi che sognate
e mettete briciole
sul davanzale
e scrivete frasi da catechismo
su totem al sole d`agosto.
il giro di giostra è in solitario
è una rompighiaccio al polo
un neutrone che trapassa materia e spazio.
inevitabilmente tutto scema
l`ultima settimana di un anno
meraviglioso e bastardo.

insaccati a buon prezzo

in arizona han donato
i propri cari alla ricerca
teste e gambe si son persi
alcune inversioni
cucite a mani nude
occhi e orecchie
come saprebbe
fare mengele.
la scienza si fonde
al mercato dell’usato:
medici e proprietari di corpi
andranno a braccetto
e la finestra d’overton
avrà tutto a tempo debito
certificato: si parte dai bimbi
li si tolgono a mamma e papà
s’allevano e li si consumano
come una vite, un bullone
un pacchetto di patatine.

la magia

la magia chi se l’è
portata via? cresciuta
senz`obbiettivo
andamento schivo
portamenti fiero
d`inettitudine foriero
la irreale magia
s’è spenta come
fiamma pilota
è andata via, in silenzio
senza avvistamento
nero sole di lunga notte.
chi se l’è portata via
la magia? la polizia
la goliardia. l’inedia
di strani guerrieri
nel buio. addio
mio dio. io resto io.
e mio.

*

sono stupido ed interessante
ho esalato l’ultimo respiro
mentre facevo la lavatrice
ho ascoltato il sole
accecato dal mio cervello.
il mio film è un’opera
di rossellini o uno di de sica
prima del panno verde.
sono ottimista se altri lo sono
sono un pezzo di merda
se me lo consentono.
tecnico da sempre
smontavo le radio della nonna
colme di componenti discreti
al germanio, suono pastoso
per audiofilo schifiltoso.
prendevo i fiori e li lasciavo al sole
facevo loro da sciarpa
e li abbandonavo.
cinico aratore.

rapporti consenzienti

son malanni dopo anni
i rapporti consenzienti
intercapedini drogate
d`una vita frettolosa
senza senso fatta di tempo
per il lavoro la colazione
il pranzo la cena e il sonno
dopo alcune ore d’avvilente
televisione. riassunto
d’un giorno qualunque
uno dei tanti affastellati
con progetti ai lati divorati
ticchettio inesorabile.

carne sfumata

————————–a O’ Ren Niad Adeiel e Jim

siamo nati stanchi, ma larghi abbastanza
per compenetrarci e smembrarci in urla soffocate.

l’aureola insalivata è privata della sua santità.
il mio inguine un cane affamato, latra. avanzo.

piacere di farti venire. con la mano ricamo il grilletto.
stancamente intrappolati dalle parole. frenulo tutto.

viene un cielo grigio autunnale. io riverso e poetizzo.
ti sto ora sul fianco. un lato gelato. tutto il resto

carne viva e calda a sufficienza per una reazione
di risucchio. fradicia cappella. sudore di ritorno.

mi piace il tuo cuore. anche se preferisco
la carne che sta attorno. vicini ficcanaso. voyeur. paysans.

la tapparella mi richiama all’ordine: vengo.

*

quando piove
dopo giorni di 38 gradi
è una festa
ed io sognante.
come un bambino sorrido
e ti guardo superficiale
uscire. te ne vai al lavoro.
e non me ne frega un tubo
dei villeggianti assetati
che hanno pagato uno stipendio
per un ombrellone storto
e una pisciata.
non sono più incazzato
col mondo
sono rassegnato.
un uomo a metà vita
può prendersi in giro
quietarsi di domenica senza cicale.

*

———————————ad a. i., ancora

probabilmente mi squadri
sospettosa
ma non sai
sei notte di china
chiaroveggenza di tratto
ma non hai l’aratura profonda
che porta consiglio
comprensibile
non ai più
ma a chi ti chiede
per biologia
per anagrafe.
sei strada giovane
e marchio d’emozione
hai quei capelli
che circondano
quei tattoo che ti costringono
costi quel che costi.
quella voce registrata
amata più che compresa.
e volevi consolarti
e spiegarti
forse dirimendoti.
parevi più che donna
spirito e confusa esistenza.
apparivi come luce nuova
e escoriazione. precisa
ma delicata
soffusamente confusa.
hai l’arenato sulla spiaggia
qualche paglia bruciata
sulla barca.
ed il tratto delle parole
quella sintesi che ami
ma che è scarica
ogni sillaba.
sei forte e giovane
mai arenata
pulsata di fare
pulsata di gioia.
ora ami.
che sia frutto
nel tuo viso.
nel tuo viso
dolce di gioventù.

*

psicologi non psicologi
hanno creato dolore
hanno fatto l’errore
d’essere dio in terra
la parte giusta
di uno schiacciasassi
che fa le strade
della società
che non vuole riconoscere
gli errori e i misfatti
hanno appiccicato sentenze
dove c’era quieta umanità
gli specialisti sono i nuovi dittatori
stampano sentenze
nelle bacheche comunali
chi ricorderà i morti
le facce indifese
i bei visi buoni
le urla nelle camere
chi farà sembrare di nuovo
i corpi assolti
dopo l’oblio della fine?

senza senso

sono un cazzone qualsiasi
stipendiato da un privato rabbino
che scrive versi d’occasione
sento le foglie nel vento
sento il nulla del vicinato
l’umidità d’un pianto
son tutti scappati
da una città disumana
che strige i denti
e squama
il nonno che mi sta vicino
l’han portato via con la barella
e io non sapevo che dire
e che fare
lo sentivo indicare
ed aspettare
ho pensato ai miei nonni
morti soli in ospedale
a mio padre rinsecchito
sul letto di casa
(che fortuna morire nelle lenzuola di casa)
la città d’estate è una puttana insapore
spregevole e disumana
il caldo avapora d’umanità
e calore.
sono nato per descrivervi
il male ed il vuoto.
sono nato
per raccontarvi il nulla.
la città d’estate è la mia casa.

ubriaco

sono ubriaco
7 pinte di harp strong
doppio malto d’irlandese straordinario
e ora sono triste per rutger hauer
l’ho amato nella leggenda del santo bevitore
e nell’amore e nel sangue
ho letto dei versi di anila
che mi hanno fatto sentire bene
e sembrava piovesse
poi la temperatura si è abbassata
ed io ho goduto come non mai
sono semplice
una persona banale
che ogni tanto ha bisogno di una carezza
e di un quadro di caravaggio
appeso alla parete (grazie montanari su rai 5).
oggi esagererò
oggi scriverò
e amerò
e nel silenzio
lontane frugali cicale
sotto le nubi nere e grigie
scriverò di un amore
e della bellezza.
sono vivo
e vi amo tutti
a mio modo.

*

(poesia scritta di getto come tirare lo sciacquone)

la bicicletta spedita
fulminea saetta
sulla pista ciclabile
la città disabitata
abitata da casi disumani
turisti necrofili
negri spacciatori in bici
col cappellino da yankee
pakistani ubriaki di nulla
abbiamo il mondo ai nostri piedi
il mondo è nostro
il mondo è nostro
ho fame del mondo
sono il mondo
sono il mondo
ho abitato le strisce pedonali
i passaggi e le stragi di vuoto
sono lo scolo dei grassi del pub
il manico di scopa dei portici pisciati
i rifiuti la raccolta indifferenziata
abito tutti quei mondi
che in televisione non vanno
abbiamo 2400 miliardi di debiti
siamo spacciati
ma possiamo ancora
coltivare l’orto
e fingerci umani.

*

—————————————————-ad A. R.

a volte hai l’inconsistenza dell’ossigeno
il luccichio del ghiaccio artico
la sollevazione della terra
sopra la radice d’albero
il ruggito della moka
la tracotanza del fiume in piena
la forte lena dell’asino
la spiccata loquacità del passero
l’accecante luce dell’improvvisazione
t’osservo come lo scienziato
osserva il particolato
sono innamorato?
nel caso ho due spalle forti
per prenderti la mano
tenderti al sole
per vederlo meglio
il luccichio.

oggi sono stato pigro

oggi sono stato pigro
nemmeno lo spazzolino
ho riposto nel comodino.
ho inventato di sana pianta
impegni e appuntamenti.
avrei voluto esser dappertutto
andando da nessuna parte.
avevo sete e non ho bevuto.
ho mangiato della pasta al forno
del giorno prima, cucinata da me
perché sapevo che sarei stato pigro
così pigro da scriverla la pigrizia.
e se sono stato bravo un minimo
l’ho resa eccitante. sono rimasto fermo
ma convulsamente, come una particella
d’acqua che vibra. son soddisfazioni.

la gente non è quel che sembra

non è mai quel che appare
la gente
la gente è buona
comprensiva ed includente
la gente piace alla gente
lavora dieci ore al dì
per la famiglia, fa grandi
sacrifici negli uffici
oppure si sveglia alle quattro
per pulirli
va a lavoro in bici
e risparmia fino all’ultimo
centesimo perché
non vuole più l’affitto
vuole la proprietà
lasciando ai figli
qualcosa di tangibile
l’eredità ed il debito
la gente com’è brava
ligia al dovere
poco al piacere
si sveglia presto
prende un treno
oppure la macchina
e resta all’interno
delle gabbie d’acciaio per ore e ore
perché si deve guadagnare il pane
eppoi al sabato
nei tabaccai
a sputtanarsi la pensione
vedi la brava gente invecchiata
come è cambiata, s’è trasformata.

esofago caldo

l’esofagite non è gastrite
è un tubo che si surriscalda
in prossimità del cardias
è pigrizia ed insane abitudini
culinarie. un lavoro sedentario
abitudini sedimentate. così
il gastroenterologo di grido
sgridò me, paziente sin troppo
mansueto più del consueto
remissivo più che combattivo.
e la cucina della grassa
non aiuta: intingoli e lipidi
arrovellano ben bene il bandolo
della matassa. si procede quindi
ad un porno esame invasivo
che spaventa anche senza avviarlo
un esame che mette in mostra
l’internato -cavità, strade e cunicoli
una fellatio contromano.
dopodiché viene prelevato
un’inezia d’epiteliato. poi
un istologico e una biopsia
logico che un po’ ti caghi addosso
è la peste del secolo mica
un prolasso. così stranamente
sereno tornavo dall’ospedale
un poco frastornato
come se fossi di nuovo nato
senza un parto. non ci pensavo.
è poi raccontarvelo l’importantissimo.

*

l’urlo dei fiori è nelle crepe dei prati
senti laggiù il salmo della puttana
prende servizio arrivando in strada
dopo una corsetta senza biglietto
sul primo autobus sciolto. senti la sabbia
calda penetrarti nei tratti, sei rovente
e pasticciato, non vai mai punto e
a capo. sei un nostalgico di lucciole
un cuore ingrato del mondo cittadino
straziato e avvolgente come un pugno
nei coglioni. e le selvagge reazioni
dovute alla pazzia di una tiroide
bombardata dagli anni ’80 del ‘900
bombardata d’odio 131.

*

certi sguardi un tempo
avevano il mare dentro.
fuori oggi gli occhi tuoi
sono un contratto a termine
il vecchio che muore sotto al sole
perché la cultura paga
e un salario minimo
stracciato sotto l`abitato.
soffoca il gran calore
ma l`operaio non si può fermare
ha larghe spalle
non potrà vincere.

al pub il diavolo fa le pentole

stiamo tutti in tondo
alla tavola rotonda
senza lancillotto
e senza le spade per difenderci
e si parla del negro
ex presidente della nazione più potete del mondo
(cazzo e tutti (o quasi) a pensare  che non si dice negro
è una brutta parola razzista
da kkk e fascisti nazisti rossobruni capre ignoranti maledetti belzebù
ma si dovrebbe dire
uomo di colore
3 parole che mi stanno sulle palle
tipo –mettete voi a turno la vostra parola odiata preferita-)
quello che ha avuto il nobel per la pece
e ha fatto più guerre di nixon, reagan e clinton messi assieme
ma è tanto amato e dalla parte giusta
alla quarta quinta pinta d`harp strong esplodono i fuochi d’artificio
(affanculo la sbobba non filtrata artigianale biologica eterologa
una sbobba pisciata incolore insapore pisciata pisciata pisciata!)
i sorrisi sono amplificati
i gesti esagerati tipo carrey jim
le vocali traslate come gasate d’elio docet
le pacche sulle spalle, le paglie accese a ruota (io no)
i maschi godono
è il fine settimana
il lavoro è dimenticato
come in una sublime parentesi felice
tipo film capra
tutti assieme noiosamente, amatevi
e basta con le cazzate. e ridete molto.
siate inclusivi. non siate razzisti.
viva le quote rosa. votate i progressisti.
dopodomani è lunedì. porca puttana.

*

ci sarebbe da morire due volte
ma non c`è tempo. né voglia.
il sole esala il suo alito rosso
di raggi uva, sbollenta tutto
e non si dimentica di chi sei
e di cosa farai per diventare
altro. non esalano i peccatori
l’ultimo respiro. luglio aperto.
luglio t’amo e t’odio. luglio.