accanimento terapeutico della poesia estiva

una poesia per funzionare
o per essere poesia
deve avere almeno:
un cuore
del dolore
il male
un altro cuore
ti amo
anche amore
tipo talk
e rimescoliamo
rimescoliamo
ancora
ancora
e ancora
eppoi una foto
un poco sfuocata
con della nebbia preferibilmente
tanto sentimento …assenza…
delle foto in bianco e nero
del sentimento in aggiunta
(non basta mai
come la panna)
pathos
empatia
contro questo mondo cinico
e orribile
molto peggiorato
negli ultimi tempi,
noia. che noia.
tanta noia.

come si scrive una poesia oggi (senza foto sexy)

Ho la sigaretta in mano
oggi ci siamo lasciati
per ricominciare. Eppure
il giorno era luminoso
eppoi tu hai il mio sorriso
che col buio non si vede.
Io ricomincerei anche senza te
ma attorno al mio ombelico
non hai importanza
se non tieni i miei sogni
a bagno come una pianta
avrò bisogno dei tuoi nei.
Se son rose fioriranno
salice piangente, una all’anno.

turpe poesia

—————————————————————–a Davide

mi si chiede d’esser
meno volgare (o meno politico?)
come andando all’altare
senza scopare
un rapporto platonico
senza lacrime, sudore:
il rapporto si fa in due
e uno più uno
non fa mai coppia
se aggiungo togliete
se tolgo mettete:
la realtà non è sogno
è tremendamente reale
anche se il verso alla Penna
che tra parentesi io adoro
è sempre equilibrato e musicale
sotto sotto c’è carne
eiaculazione passionale
processione all’orinale.
è fattuale.

un’impressione è una poesia

la poesia è una mercanzia
senza scontrino
l’evasione d’un moto immoto
è un gioco al minuto
che corre veloce
come un bimbo felice
sulla bici
senza amici

quando s’inizia
non pare
quando termina
non finisce
si respira
sminuisce il sole
l’amplifica.
quando nasce
è una fantasia
perchè rigenera
come nella primavera
l’edera

oppure nuoce
perchè scuoce
come pasta all’asta
senza compratore.
mai urlo è una voce
ammenoché non sia buio tutto
e i castelli siano rovine
ed un quarto di bue di Soutine non basti
le fabbriche alcove
i monolocali solisti
non per artisti.

il verso scende dalla montagna
dalla materia grigia come slavina
diventa dei colori del prisma
raggio laser
un delitto dei Borgia
un’orgia di bagordi balordi
potente mai deferente
la poesia buona
non domandarmi mai
di tradurla
non saprei che dirti
non costringermi a mentirti
la poesia è una eresia.

ha un sesso la poesia?

la poesia è disimpegnata
intimista osserva tiepida
dallo spioncino
è lo zerbino del carino
del pastello, dell’intimo ritrattino.
lineare non canta non incanta
non armonizza, non sussulta:
spiace e compiace, è pecora
rosa rumor ch’annoia.

poesia atmosferica

come una furia
a piovere incomincia
c’era la penuria
dell’umida palandrana
che stretti ci tien nella tana
come creaturine timorose.
non ci son rose
ma pose d’occhi e fiati
del conto salato
d’un giorno distratto
d’un giorno bagnato.

poesia popolare

per forza banale
la poesia popolare
non so come
scherzarne nella bagarre
dell’istante, non so
se conviene esser
crudele: della semplicità
non se ne fa una fiera
perchè il timido e schivo
vuol apparire ciò
che non è: colto e loquace
anche quando tace.
il verso è così sbagliato
un senso unico arretrato
come un risultato
che non s’è bastato.
è la meraviglia straripante
dell’arte: acculturati
senza i dati. abbeverati
senza liquidi. pìngui
senza lipìdi.

poesia per gli idealisti e le idealiste

le donne
pensano di essere migliori
degli uomini
gli uomini
pensano di essere migliori
delle donne
quando si saranno
rassegnati
alla mediocrità
alla fine
ne saranno consapevoli
definitivamente
e sapranno
del vacuo nulla
della fine
un nero profondo
addormentato
non letterario
non sognato
indifferente
persino alla media mediocrità
di prima
allora saranno tutti uguali
come lo sono
ora
davanti a Cristo
Maometto
Buddha
Dostoevskij
Mahler
Michelangelo
Borromini
Palladio
davanti a tutto il vuoto
delle parole
e non.

poesia del silenzio

degli altri i silenzi
io non avverto, anzi.
amo le pause
dal rumore costante.
perché continuo
è il vuoto contenuto
e la barbarie. non cresce
solo il buon cuore
né mutuo dialogo.
la novità si narra
pur non emettendo suono.

poesia scritta di getto

io l’amore non l’ho mai capito
e forse le donne non hanno capito me
non le posso biasimare per questo
non mi piace il calcio
mi piace cucinare
e ho la nausea quando gli altri vogliono
che io la pensi come loro.
sono un bastian contrario e non mi piace
in linea di massima
mi piacerebbe essere come tutti gli altri
e gioirne
come una maggioranza silenziosa
soddisfatta
china sul banco di lavoro
testa bassa
e nessuna vittoria
però a volte mi tolgo qualche soddisfazione
mi sento vivo
perchè ciò che non è come tutti
è destinato come tutto il resto
a cancellarsi e perdersi nell’infinito.
mai una gioia.
ma vi scrivo e spero.

poesia

non ti rincorro
m’accorgo d’esser fermo.
nessuna frenesia nessun colore
il vivo è spento. la mattina
al lavoro. il pomeriggio
è ricordarsi d’una sera
a misura d’uomo.
risalendo il fiume
come il salmone
che dove nato va a morire.

la poesia cresce come il mare

la poesia non serve a nulla
come l’architettura del Borromini
le teste del Medardo,
la pittura nera di Goya.
il poeta è superfluo
inconcludente, imparziale, neutrale
abbellisce il giardino
come i nani, ed il giardino è già bello. il poeta
è una dieta.
il poeta crede in sé
il lettore nel reddito
nel calcio
nell’alcool.
il poeta è asincrono
sincopato
deteinato decaffeinato.
qual’è quella bellezza
che dovrebbe salvarci?
la bellezza del suono della parola?
il timbro? il segreto?
quale significato recondito?

ancora sulla poesia: sei un fottuto egoista! – (di getto)

la poesia non é gomma

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come la poesia

che cos’è questa cosa che chiamano

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poesia per mitja

la serata s’allunga

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poesia come fatto privato

visi segnati dal vento

dal coro capitale, Colorado

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silenzi

quando hai lasciato la tua voce sulla lavatrice stamattina

ti sei accorta che io ero lì

con una rete d’appetiti andati a male e non domande nell’aria fredda

che non ci sono passeri e merli

(è novembre, anche se mite e leggiadro, folle come una libellula drogata)

che la pace non è sempre una cosa migliore

che il tempo si ferma – a volte – per liberarci

quando hai lasciato la tua voce

ero lì

pronto ad ascoltare come un novellino, un bimbo stremato, offeso

non posso conservarla nel frigo come una pesca

non c’è più

della tua voce

mi sono accorto che è rimasto solo il suono

ed è

ricominciato il silen

zio.

i rebus non mi piacciono

non mi piacciono i rebus

nemmeno i ribes. è che sono

troppo terreno per questo mondo

di rossetti e lustrini:

un bel camino in campagna, galline, mucche

qualche oca… ecco mi vedo a capo

di un progetto di rinascita-

a lunghissimo termine, certo.

giorno di notte

col vaso d’eco il fiore secca

voci scompaiono nuovamente

come stanotte nebbia

si chiama dormiveglia

col sudore, rughe, a terra

bianchi capelli.

e viene cielo,

che non solo agli occhi miei

basta.

numeri come gioielli

i numeri non salgono in alto per vederci
di più e meglio di ciò che saremmo
i numeri sparigliano, concludono
sono memoria di un passato futuro
che non ci ritrova, senza memoria.