trascorre il tempo vuoto

trascorre il tempo ed è vuoto
come l’olmo traforato dal verme
così insolitamente inerme
il pensiero della presenza assente:
esserci per la fine dei tempi
l’infame orologio biologico
non per i libri ed i giornali
svanendo da sogni, ricordi.
l’illusione di perorare ed inseguire
il meritarsi eterno. e non c’è
che un po’ d’inchiostro
per appartenersi ed attenuare
tutta la perdita, l’assenza.
essenza del passato, vanità del futuro.

anarchia

annotando morte tutti i santi giorni
ogni ora secondo ed il potere di un dio
al massacro ogni minuto, nel mezzo
renditi conto della sospensione nel vuoto.

uno scambio

e se i campi a maggese

non bastassero, cadrebbe

a pennello un viso

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imbonitori da quattro soldi

esaurita passione e virtù

tra un monsone ed una tv

scontiamo il vuoto

uno ad uno

in diversa postura

con la sola conosciuta andatura

sconosciuta armatura:

come bambini

della puntura

abbiamo una fottuta

bestiale paura.

esserino affamato

caro riccio notturno nell’ore piccole
giunge il brusio asciutto del piatto sgombro
di lumache ed affini molli, ancora vuoto.
s’io credo ad un ladro maldestro
nella notte nera sprofondo,
rammento allora che sei tu esserino
affamato e puntuto, il pasto brami
al secco. sorrido – ti trovo incarognito
digiuno, maldestro, stremato dentro
un secchio, arrotolato. riccio
ti sei proprio cacciato
in un bell’impiccio.

inchiostro

amletico dubbio:
scriver di che? c’è vuoto
dietro passi, le occhiate
l’orco del nonsense e
le maniche levate
che comporre necessita
sino al gomito; che poi fermo
s’incricca, ritorce, contorce
s’annebbia, scricchiola, cigola.
boomerang il dubbio
che tutto l’inchiostro
sta dentro il pozzo,
senza parola.