quadretto di periferia in un interno

che silenzio tra gli alberi

qualche eco di spettacolo

o partita di calcio, è una pace

strumentale di cemento

asfalto e scarichi. non è buono

il tempo, ciò non aiuta

ma il silenzio sordo

è già un peso, morde.

c’è stagione per ogni cosa

dicono: ma oggi sussurrano

e scalpitano annullandosi, deglutendo.

la bruttezza ha avuto anche questo seguito:

disimparare altezze e palpiti.

ermetismo

l’aereo supersonico lentamente riga il cielo

anche il pensiero vola, dista.

dopo di te la fila s’interrompe

ed incominciano i barattoli colorati

tentazioni e desideri. giusto

questa notte c’hai pensato:

alla gente, al tempo perso in coda

aspettando. non hai trovato

una soluzione pratica, ti sei

nuovamente ingannato ed impratichito

nello sguardo assente.

chilometri e chilometri

di corpi sconosciuti

ed nel rifletterlo su te stesso

hai perso altro tempo prezioso:

i poveri non hanno mai

abbastanza tempo

ma quante code aspettano loro

come cani affamati.

caporalato

d’accordo è un ricordo

sempre e solo

menar can per l’aia

divien aborto:

liposuzione di senso

e azione: due punti

e a capo

verosimilmente

solo mano

senza capo.

probabilmente

dilemma al quadrato.

senza tetto

domandami chi sono

non lasciarmi andare:

sono tutte particelle e atomi

leggeri e materia oscura ed il bosone

di x, y e zeta; sono stato e sono

andato. accarezzami il viso e

non invidiarmi: mi deprimo e

mi sconvolgo della mia fallibilità clownesca

con le mia mani fabbrico il dolore

ma il dolore è la mia sciarpa

(il mal di gola ci fa tutti uguali

e lo siamo, giuro). domandami chi sono

finalmente, non lasciarmi andare via.

chirurgia plastica

invadenza l’apparenza:

sembrare ciò che non si è

lo sport più estremo

più diffuso, oltre l’abuso

dell’uso: come la plastica

isole si creano nell’azzurro

arcipelaghi: dopo il primo

l’oblio e poi forse dio.

giochi di luce

mi son dato

la svolta

quella volta

che no ero in me

facevo il re

valevo per tre:

l’ego è un pallone aerostatico

più ti sollevi

più la macchina fotografica

si stacca

dai tre piedi

e così infine non vedi

non senti non credi

un carro armato

poco amato.

reietti

i reietti sono dove meno

te l’aspetti, son come gli oggetti:

li prendi qui, li metti là

e viceversa, come rimestar la minestra.

ci fai proclami, affondi gli ami,

fai programmi e poi dopo le statistiche

dopo le fiere, gli abusi delle tv,

l’enfasi della scienza, affondano nella nebbia,

infiniti fantasmi della buona coscienza.

gettoni

a ragione

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buggeratura

democrazia, libertà, diritto di cronaca:

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sensazione del nulla

non so dirti se sia meglio stare in silenzio

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cinicittà

in parole povere:

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