vien sera

vien sera e tu
che non perdi le gocce del sorriso
su una tavola ancora d`apparecchiare
ora io sono tutto un sudore
tuttavia la mano mia cerca il tuoi biondi peli
su quella schiena curva e ci vuole guidare sopra
ascoltando il battito del motore
quando s`ingolfa e fa quel sapido rumore.
vien sera e tu mi ricordi ed io so non troppo.

rosso di sera

fu passione
ma anteriore
come sogno
a ritroso: l’antico
furore del rosso.
hai mai raccontato
il rosso? l’abbiamo
celebrato. fai e pensa
quel che vuoi
or che raffreddato s`è
come lava per l’isola

in mezzo all’oceano.

tesa la sera

tesa la sera
non s’avvera
la notizia certa
che par vera:
è una sera non sincera
non annuisce
non spera.
è un’accozzaglia la sera
di gentaglia sotto la finestra
lesta nel dimenticarsi.
domani dopo gli schiamazzi
avremo tutto il silenzio
del mattino di primavera.
eppoi l’improvviso
luccicar dei passeri
dei merli, memori dei drastici
rigidi inverni.

sera evanescente

la sera è evanescente
parzialmente incoerente
un contenuto carente
ricca però d’una cottura rosolata
la parmigiana è un incanto
che ti tiene ancorato
alle cose semplici e gustose:
son poche le cose
che rendono felice un uomo
un figlio, la tavola
il sesso -comunque sopravvalutato-
la poesia -a volte sottovalutata-
poco di più:
quel che non è possibile descrivere
quel che scaltro
sa sempre d’altro.

sera nebbiosa

sono seduto, tu non guardi
il tempo passa, sto cercando qualcosa, ma non ricordo cosa. i vicini
stanno ancora sbattendo sui muri vecchi
è un lavorio incessante
anche nel silenzio poi.
si provvede agli antenati
mettendo al mondo nuove creature
non c’è una vera fuga dal reale:
le porte si chiudono lente
il mare è lontano
anche la montagna: di realtà
si può morire.

ragioneria di stelle

è che il mattino della domenica
sto già male per il lunedì.
non il venerdì sera, per esempio
carico di promesse. il mantenerle
sarà glaciale imperscrutabile ragioneria di stelle.

una sera stuzzicando le parole

sono ferme foglie stasera

non un sussulto. magra

consolazione il fremito

della clorofilla nel carcere

del traffico aereo e nel basso

bordone d’automobili. già

scomparsi i passeri

piccioni monotoni.

e i vicini? quelli non servono

vecchi, malandati

(la notte lo sento mille volte

dal letto

chiamare la moglie -malattia

sonno, sordità). è

così che si finisce spesso

da dove si era cominciati.

Negli annali

Dolore, che anche se non ci sei
pari qui, le mie mani con le tue
i pensieri come una comunione
e ora sbadigli e doloranti aritmie
d’un cuore asciugato dal tempo:
chi sono io per non dimenticarti
lo so ed è già calda sera di luglio.
Ed il dolore non sarebbe permesso.