un’impressione è una poesia

la poesia è una mercanzia
senza scontrino
l’evasione d’un moto immoto
è un gioco al minuto
che corre veloce
come un bimbo felice
sulla bici
senza amici

quando s’inizia
non pare
quando termina
non finisce
si respira
sminuisce il sole
l’amplifica.
quando nasce
è una fantasia
perchè rigenera
come nella primavera
l’edera

oppure nuoce
perchè scuoce
come pasta all’asta
senza compratore.
mai urlo è una voce
ammenoché non sia buio tutto
e i castelli siano rovine
ed un quarto di bue di Soutine non basti
le fabbriche alcove
i monolocali solisti
non per artisti.

il verso scende dalla montagna
dalla materia grigia come slavina
diventa dei colori del prisma
raggio laser
un delitto dei Borgia
un’orgia di bagordi balordi
potente mai deferente
la poesia buona
non domandarmi mai
di tradurla
non saprei che dirti
non costringermi a mentirti
la poesia è una eresia.

*

fresco il vento accarezza le fronde
come dolci campanellini annunciano
dell’estate lo scemare. un’altra volta
il calore s’eclisserà per tornare.

il sesto senso

mi sento gonfio
ho l’alito cattivo, sono grasso
i piedi piatti
sono orbo

ho un’unghia incarnita

punti neri, ernia, carie
sono sereno
e insoddisfatto
sono sconvolto
da quanto
s’è inadeguati
circo inguaiati

inguainati nelle maniere buone
anche se saremmo di spalle due
per campi e miniere rubati
le buone maniere ci debbono
educandi
trafficanti d’incanti

e indicibili bassezze
poche vette
meglio sopravvivendo
scuotere l’albero
una mela cadrà
di sicuro

lontano dal buio.

dogma e materia

chi ne è capace please
esca dall’impasse
abbandoni ogni vanitas
ogni bega superflua
attigua alla viva, potente
terrena vitalità: sol questa c’è
nel mondo, ragione fatevene
usatela per la logica
come un’indagine storica:
quel che si vede è il vero
quel che ora si vorrebbe
tirar via, farne a meno
per infilarci il verbo
costretto dal credo
il nervo deviato
perde il focus
materia dirottata
nel dogma della messa.
la verità non è indagine
non più vista è svista
parabola dismessa.

massimale

la poesia sta di lato
sguscia, sbertuccia
anzianuccia, logora
vitale, è cerebrale.
il post montale
è poesia minimale
del piccolo introversa
per il critico malmessa
e si sa oggi quali masse
se ne vanno a messa.
il post pasolini
è vuoto sangue
barbarie, incapacità
è la poesia narratoriale.
tentiamo d’uscirne
potrebbe essere utile
scriverne attuale.

*

sguardi svaniscono
azioni, orpelli vari.
miete grano e sterpaglie
il tempo, con tediato
sguardo, alla nostalgia
sfiorando il mento son intento.

amare il tempo

stamattina ho guardato mia madre in viso
e mi sono accorto che è diventata
vecchia, come un fulmine a ciel sereno
come un improvviso crampo allo stomaco
come un lampo di luce buia.
l’ho guardata negli occhi come sa un oculista
senza apparecchiatura diagnostica, senza compassione:
ho visto la pelle rugosa i capelli con la ricrescita
la smorfia del tempo, tutte le sigarette fumate
la malattia di mio padre, la fatica di accudire un figlio
fare la moglie, la madre, la spesa, il bucato
lucidando i pavimenti di marmo, spolverando
le pulizie dalla ricca signora. eravamo seduti a pochi centimetri
uno dall’altra, non so se lei se ne sia accorta, se ha lasciato
aperta una porta, io ci sono entrato senza permesso
sono andato avanti lo stesso, come un carro armato sovietico
merito di vederla ancora, sangue del mio sangue
spero serva a qualcosa, costringendoci a condividere e comprenderci
aiuti me a stare dalla parte sua, la parte giusta
quando mio figlio avrà la stessa luccicanza
e benevolenza. umile mutua sacralità dell’esperienza.

*

il cielo azzurro sopra di me

malinconia come nebbia
la terra ferma sotto di me

l’erba, del centro della terra il fiato:
quanta autorevolezza negli elementi.

l’ombra che dispare

della persona dopo la morte
resta l’ombra e una non ultimativa
scomparsa: certo la cenere nell’urna,
ombra e una calma diurna, non nel buio:
non ho dormito per notti infinite
dopo la fine sua, probabilmente
perché in partenza è persa la dipartita
si lascia così come la si è trovata la vita
coi guanti del chirurgo fra le dita.

in medio stat virtus

brutto dirlo pure pensarlo
70 anni senza guerre
c’han fatto rammolliti
flaccidi senz’erre
la lotta è sconosciuta
i vizi van per la maggiore
in questo vivacchiare
alla tonalità minore

il cemento è lento
dopotutto ha coperto tutto
il pensiero è ottuso
fuso in un non pronto all’uso
levigato per opportunismo medio

l’arte merce spenta, consolatoria
chi son io per dirlo
disse un pontefice
fuori dalle regole
o ufficiosamente ammorbidito
relativista con le traveggole

chi son io per scriverlo
faccio mio, umanità patrimonio
il desiderio d’un carattere
che è andato chissà dove
moscio a farsi friggere.

i ladri

la notte sopravanza il ripetersi
io son qui a guardarti e riceverti
non mia. se l’amore è rispetto
ci rispettiamo: avanziamo dinnanzi
con le parole, tran tran dei semplici
legame inossidabile dei complici:
facciamo i ladri, rubiamo felicità.

sera evanescente

la sera è evanescente
parzialmente incoerente
un contenuto carente
ricca però d’una cottura rosolata
la parmigiana è un incanto
che ti tiene ancorato
alle cose semplici e gustose:
son poche le cose
che rendono felice un uomo
un figlio, la tavola
il sesso -comunque sopravvalutato-
la poesia -a volte sottovalutata-
poco di più:
quel che non è possibile descrivere
quel che scaltro
sa sempre d’altro.

mia adorata

di straforo con un’ora d’aria
t’indoro e t’adoro
odoro di te
ubriaco della lavatrice
girevole come le viole
allodole giravolte stravolte
quelle volte che ti bacio
regalate e rose
amalgamate e radiose
del tuo ferro da stiro
che ammiro
che io non son in grado
a quelle temperature
di stendermi raddrizzandomi
esultare. ma ammare
andremo con l’asse
come a Los Angeles
a surfare.

sopraffatti

sopraffatto dalla volta celeste
sopraffatto dalle stelle, dal buio
costellato, puntino nero insignificante
nell’universo sconosciuto, anima sospirante
amante del determinato prosciugato
dalle infinite distanze e buchi neri.
sopraffatto dalle onde che selvagge
s’infrangono sugli scogli, dalle eruzioni
vulcaniche, sopraffatto dallo sconosciuto.
sopraffatto da me stesso, da quel che credo
di sapere e non sapere, dal tempo che passa
dagli amici che vengono e vanno, dai momenti
silenziosi, da me nel tentativo.

tremebondi

vedi le persone per strada
che non sorridono
col paraocchi della sussistenza
non possono e dolgono
uomini e donne in guerra
con un nemico dissolto
nei monolocali occlusi
nelle strade, nei mercati
nei sottoscala, nei garage
porte chiuse senza nome
non si sa per cosa lottare
e allora si continua a tremare.

peace keeping

mai abbastanza puro
mai abbastanza bianco
mai abbastanza a sinistra
c’è sempre qualcuno più intransigente
piu puro, più progressista nella lista
che vorrà sfondare a sinistra della sinistra
con un nuovo partito di sinistra
più bianco del bianco
che non odia i neri i gialli i rossi
i zigani i diversamente eteresessuali
inclusivo non classista aperto
vegano crudista tendenzialmente non interventista
che ama profondamente non offende ma pretende
i social se sgarri ti censurano
non scappi non sfuggi alla gestapo
del benpensante, verrai asfaltato
dal politicamente corretto
vorrebbero persino radere al suolo
Piacentini ed affini
si diano altri giocattoli ai bambini
serie di netflix con alieni, vichinghi e pompieri
i grandi son arrivati
ti convinceranno delle parole buone
delle guerre preventive
perchè non si può essere pacifisti ad oltranza
questa la sostanza della buona creanza.

sesso gentil

voglio darmene di santa ragione
perchè in più d’una rara occasione
son caduto come frutto di stagione
nella depressione a causa del sesso gentil
che così delicato proprio non è tanto
son affranto: se l’uomo ora si cala il pantalone
non è più un leone, è solo un gran coglione.

hai un collo lungo alla Modigliani

Modì coi suoi nudi
sarebbe oggi
alla gogna mediatica (crocifitto, impalato, lapidato
incoronato di spine) trafitto da femministe
acide, antipatiche, opportuniste
da un moralismo economico
dalla merda d’artista, dai cessi d’oro massiccio.
la poesia della natura
è messa a soqquadro
dalla società emaciata
l’artista muove i propri vagiti
nell’insicurezza e nell’aberrazione
lasciate in pace l’uomo
fermate i conflitti o amplificateli
e godetevi la bellezza
(se potete e volete).

blesa

sfianca l’attesa
fa consonante blesa
tra corpo e tempo
dissonante intesa, è resa.
rughe, goffaggini
implicazioni dinastiche
successioni, privazioni:
quando l’individuo manca
piano piano con l’età
il consumo, l’abuso del fumo
il colesterolo, materia grigia
colabrodo, l’unica tentazione
è tornar fanciullo, sì
ma non ricominciar daccapo.
una sola basta e avanza la vita
obtorto collo anche all’eterno.

voce del bambino

piccola creaturina amatissima
d`irriducibile vorticoso moto
stai costruendo il linguaggio
con alfabeto particolarissimo
agglomerato creativo di suono
un appallottolarsi futurista
una lista infinita di versi e traversi
una buffa baruffa di consonanti e vocali
allargate, strette e deformate
una lingua aliena ma terrena
con occhi mani e bocca
voce strumento fonico
che stringi il cuore madido laconico
di padre attraversato dall’orgoglio.