amore andiamo all’Ikea

col muso nero all’Ikea
scoppiano coppie
con sibili e brontolii
inseguendo il superfluo
per un tocco dar di geniale
al menage collaudato
in realtà più che paludato.
l’amor confezionato
è venduto nel commercio
a prezzo stracciato.

colpo al cuore

la morte arriva al mattino
un mattino di sole, marmo
e granito, di tante persone
a far pulizie
a far la spesa
a dir idiozie
ti prende solo senza proclami
abbandoni chi ami
nel silenzio più tetro
ti abbranca da dietro
la morte silenziosa
se ne prende così a iosa
il cuore che si inceppa
di cristiani si fa incetta.
morte clamorosa
se qui tra noi sempre
attendi l’accidente
come se fosse niente.

domani che fai?

silenzio delle campagne nebbiose
stanno per lasciare la città persone
un altro anno è divenuto obsoleto
sconfitte hanno compreso oppure
vivono assenti un sogno irrequieto.

i sogni a fette son desideri interi

spero che tu un giorno cresca
e crescerai crescerai fuor di dubbio
eccome se crescerai, più alto e forte di me
più veloce, intelligente e colto
manderai affanculo quei bastardi
padroni assetati di proprietà
e danaro. spero che giunti lì
io vecchio o già polvere nell’universo
possa vederti trionfante creatura
pensante tolta indifferenza
onanismo di classe sopraffazione
spero che il futuro sia un presente
tolta la violenza a chi è singolarmente
posseduto da questo demone
furente totalizzante che chiamano vita.
potrò allora del mondo non vergognarmi
guardarmi attorno con tenerezza e sorriderti.

bruciare le tappe

son morto e non me ne sono accorto
ho visto mio padre con la mini minor
mio nonno col trattore in campagna
mia nonna che sforna le lasagne
son morto e non m’hanno riconosciuto
m’han detto che troppo presto son arrivato
non ho diritto di stare dove han già consumato
tutto il tratto dato. chi se ne va prima
era già in vita alla deriva.

lo italiano medio

lo italiano medio
è talmente medio
che i libri non li conosce
non li caga
non li legge.
va in palestra per diventare
bello
dall’estetista per rimettersi il capello
ma per trasformarsi nel verme viscido
senza pelo
va al bar per bere
così tanto
da non capire più un cazzo
ammesso che prima
fosse un genio
e va nei bagni
dove si tira delle belle righe di coca
nella speranza di addolcire
questo mondo merdoso.
sta sui social ore e ore
a parole è molto aperto
pretende di comunicare
però senza vedere l’interlocutore
son banali, puzzano forse
oppure l’odio non ha viso.
sente la musica che sentono tutti
quella che lo fa sognare, non lo fa pensare
nei cessi pubblici, nei parcheggi
dei sempre più grandi centri commerciali
nuove chiese. lo italiano medio
ha sempre bisogno di figa
perchè è nato lover
e morirà latin.
lo italiano medio
guarda i reality
perchè non ama la sua realtà
magari è disoccupato
va al cinema ogni 25 dicembre
con tutta la famiglia
per vedersi un film leggero
perchè ci sono già tanti problemi nel mondo
vuole ridere, ridere, ridere così tanto
da dimenticare quando è ruffiano
cretino mediamente
vuole ridere, ridere, ridere così tanto
da dimenticarsi
quanto è medio. e ci riesce, cazzo!

a quell’età

la scorbutica vecchia signora
non c’è più, immobile nella buca
fredda come il mattino d’inverno
ora non saluta. per la verità
nemmeno prima. si può a quell’età
notare tutta la vastità del silenzio.

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo non amava nessuno
non si fidava di nessuno: i blocchi
di marmo li andava a scegliere personalmente
li vegliava sino al taglio
abitava mesi sulle montagne
isolato come un eremita
era intrattabile ma spaventosamente
determinato, una furia, un dio collerico.
si preoccupava del trasporto
della conservazione della sua integrità
dalla cava al committente.
Michelangelo non amava l’uomo
probabilmente non gli piaceva
nemmeno scopare
ma questo è gossip
non interessa molto, pruderie.
eppure, come un classico greco o romano
ebbe la grazia, la bellezza
nelle mani nella mente
come un possente fendente
un fulmine nell’insana oscurità dei secoli.
accecato dal denaro
visse come un disgraziato
accumulò senza godere
tuttavia pur nelle auto privazioni
divenne più vecchio
di tanti altri vecchi
più giovane di tanti altri giovani
la sua mente sempre precisa, lucida, tagliente
proiettò verso un futuro di perfezione
la sua tremenda terribile immaginazione.
Michelangelo non c’è più da tanto tempo
dopo di lui Bernini, Borromini.
oggi molti artisti fanno gli sciocchini
non dovrebbero nemmeno definirsi tali
brillanti showman:
artista e una parola pesante come il marmo
che viene scambiata
colla frivolezza del successo
della fame di fama
oppure mi sbaglio io
loro sono geni ricchi
io soltanto uno povero stronzo.

quartina

dicembre di plumbeo tiepido cielo
i ghiacci si sciolgono senza freno
plastica è l’isola, l’uomo è nero
sparirà indecoroso forse in un baleno.

il compito del verso

alludo e non escludo
includo ed allora aiuto:
democratico, inclusivo
ed allusivo: corrosivo
come un rapper rapido.
il verso di traverso
la parola che centra il centro
non allappa ma straccia
tutte le pagine delicate
prima, tutte le minime
facezie, inezie, pinzillacchere.
è compito della poesia stupire
non alleggerire, spingere
la pillola giù nel fondo
nello stomaco stracolmo
a forza come un siluro
al cuore del contenuto oscuro.
rileva la leva che non solleva.
il compito del verso:
rimanere di traverso.

dubbio diffuso

giungono laboriosi i dubbi
come formicai, le larve
nel formaggio scavano e
defecano. e in essi la viva
intelligenza dischiude
non preclude: c’è comprensione
vera quando sol non v’è sicurezza
giunzione non troppo serrata
all’umanità amata, consolidata.
poniamo nel refrigerio del ghiaccio
le battaglie nostre, inchiniamoci
umilmente all’eterna di sé
messa in discussione.

positivo obbligato

il buio arriva
retrocede la luce
come la fede.
io non credo:
vivo e vegeto
però son positivo
padre e sopravvivo.

compleanno di Jesus

freddo pungente fra la gente
che si vuole divertente.
è il compleanno di Gesù
poi sarà come prima
anzi anche qualcosina in più.

l’ambulanza

venne l’ambulanza in tutta la sua
fosforescenza invadenza, col suono
periodico dall’andamento distopico.
non si seppe cosa fece finchè
gl’infermieri un poco seri ma fieri
non decretarono la fine dell’attempata creatura
poco incline a soffrire, ma certa di morire.
venne ben insachettata e portata al bruciatore.
vedi? fece quel che fece, bene o male
approssimando o affondando
generando e splendendo
d’una persona al fine rimane
un pugno di mosche e polvere
la stessa che si raccoglie nell’appartamento
dopo una giornata d’efficace igienico affaticamento.

*

sonore le baldorie la sera.
anche gli uomini sotto alcool
son cose, rabbiose. nemmeno
nuove appaiono, spariscono poi
con la notte. agli incidenti
sopravvivono poche sole note
quelle storte, biscrome stolte.

mercatini per i bambini

io al mercatino di natale
non ci voglio andare
non voglio incrociare i falsi
impachettati sguardi insoddisfatti
con l’ipocrisia di chi vorrebbe
andar via, non voglio strafogarmi di malanni
non lo voglio questo rosso
che ebbe tutt’altro nobile fiero
significato. non siamo pacchi
le merci non mi avranno
non è nemmeno il mio compleanno.
che si fottano in gruppi di quattro
ed il resto di due venga spedito
in una magica calda fonderia
per il resto produttivo apatico anno.

il natale degli effetti

il natale degli affetti
dei regali, neve
che non c’è, s’immagina
come l’anima dietro
le vetrine nei centri storici
gioielli immobili
senza tempo, senza il momento
d’apparire vivibili
oltre le feste, con le teste
gli sguardi in basso
senza un traguardo
uno sguardo almeno, intanto
senza rimpianto.
anche se nelle mani
hai tanto, non è poco
basta, rindondante, è quanto.

certi uomini non sono

certi uomini sono lavoro
e qualche birra la sera
i fine settimana esausti.
appendono i loro camici
solo la domenica sera
quando gli sguardi
son vuoti dal venerdì
fine turno. gli uomini
sono il loro lavoro
che ha fagogitato
come uno squalo affamato
vita figli cervello.
quando vanno in pensione
termina l’ultimo turno
finisce la vita
senz’essere mai principiata.
non è cosa buona
ma è l’unica cosa
altre non ci sono
nella società ognuno
ha il suo ruolo
anche uno solo
anche nessuno.

*

tutto nella città fredda e di nebbia
vien messo da parte, tutto ciò
che non ha valore, ai lati della tela
come esausto colore. al centro
il capitale, ogni giorno più forte
l’uomo più incolore come un errore.

*

il senso della giornata
già dietro l’angolo, appena
dopo un non ricordo
ricordo appena, presente:
ciò che è dimenticato o trascurato
va messo necessariamente
a lato, come pregiudicato.