poesia yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

Tag: sole

sole

stravolge l’animo
per sottrazione il sabato
l’ingombra di spazi liberi
acqua cheta, immaginazione
libera finalmente, approvazione
il giorno dei rombi in azione
civili e aeronautici, notte
prestata ai fumi etilici
popolo schiavo gozzovigliante.
tanta voglia di ridere
nasconde una profonda
infelicità? quando mi porgo
le domande migliori arriva poi
il sole, entra dalla finestra
nessuno l’ha chiamato
e non è neppure questione
di buone maniere, io voglio
quel sole, con tutto me stesso.

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piango di sole

piango di sole
e lavoro
periferia sferzata dal capitale
dallo sgobbo giornaliero
dall’idea di civiltà che c`assale
ogni fine settimana
in fila verso il mare.
e i contratti telefonici
la privacy ambita, ma esibita
il coito interrotto dei sindacati
tutto profitto case sfitte
anche la lingua
con le parole svuotate e maltrattate

circondate e tradite.

guarda che sole splendente, è primavera

non ci sono più i padroni
autoritari d’una volta
e nemmeno il lavoro
non so, forse c’è un collegamento

ma non ne sono sicuro.
i robot ci faranno le scarpe
la politica muore
sotto al peso della pecunia
i sindacati elargiscono
servizi indotti
da un potere kafkiano
la merce ha vinto sull’umanità

perché non c’è più umanità

che grande ruota la storia

milioni di persone
ci osservano affamate
e vogliono assomigliarci

ma non sanno

pretendono l’illusione
vogliono perdere la libertà
ogni giorno:
otto ore di gioie e soddisfazioni
ogni santo dì
messo sulla terra
dal nostro grande creatore
per far arricchire
un uomo, il timoniere.
la civiltà
domanda

ma nessuno risponde
il capitale pretende
la vita se ne va
pian piano
senza disturbare.

creste di sole

il cielo al crepuscolo
è rossa cresta di sole
tra enormità tuberose
d’acqueo vapore e una riva, filtra.
che arriva sulla riva?
arriva, d’un bel sogno, inizio e fine
canta la fantasia ad oltranza
alle volte colora.
l’iniziativa della natura
è così alta.

donna vestita di sole

una vita intera per comprendere

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sole e lavoro

al lavoro, sole fuori

mite primavera,

sghignazzano fior di giovani.

guardando la vita a metà

son vivo: dovere,

spero prima del piacere.

insolenza del sole

non è andata come doveva

perché il mattino ha virato al grigio

i vicini hanno deciso di svegliarmi,

sveglia a mia insaputa

perché gli uccelli hanno mancato

all’appuntamento col pane raffermo in giardino.

la colazione frettolosa anche nel giorno di festa

l’occhio stretto del pugile

che verrà massacrato usato abusato.

mai, non va mai come si vorrebbe

o è un’illusione che ci scalda il cuore

eppure non va ugualmente

e dai, dai dai dai

l’insistenza porta i suoi frutti

cocciutaggine d’un fiore

all’inseguimento del sole.

e auguri, auguri, auguri.

confessione acidula

parliamo di dio
ma non lo siamo
parliamo di serpenti, mele, costole,
ma siamo primati
divinizzanti il sole.
quanta ipocrisia
nell’esser nati
per farne cultura.

diversi i giochi

raggiunto dal sole

accecante

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passaggio a goccia

s’asciuga l’umido non tace più il sole

arriva la primavera? così pare ed è

naturalmente, imbrigliata vitalità

nel cuore di goccia. s’appare allora

più chiari, quasi ialini, ch’ io

possa allacciarti come nodo

finalmente e non al pettine.

ma non farmi innervosire, ti prego.

 

opposti complementari, beatitudini

la tua necessità d’eternità

ammirevole.

peccato sia finita

anch’essa:

così esercitiamo

nello sfinimento

sotto al sole del campo di grano,

un rovo.

felicità tra le righe

sotto pressione

non c’è mai nessun volo ampio,

la carrellata è più un

piano sequenza incriccato

(la caduta lenta

è promessa, più fatto

che tendenza).

tra il più ed il meno

c’è il necessario

ed allora devi accorgerti del sole:

guarda su

guarda su

incipria gli astri

falli ancor più belli.

domanda al sole, mangia la carota

domando al sole Leggi il seguito di questo post »

a miles

magnifica tromba

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sotto la calce del sole

al di là della trincea

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La dimora del tempo sospeso

Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominciò a leggerlo nel canto.

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A.A.A. Cercasi (un modo vecchio come il mondo per mettersi sul mercato)

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