sole

stravolge l’animo
per sottrazione il sabato
l’ingombra di spazi liberi
acqua cheta, immaginazione
libera finalmente, approvazione
il giorno dei rombi in azione
civili e aeronautici, notte
prestata ai fumi etilici
popolo schiavo gozzovigliante.
tanta voglia di ridere
nasconde una profonda
infelicità? quando mi porgo
le domande migliori arriva poi
il sole, entra dalla finestra
nessuno l’ha chiamato
e non è neppure questione
di buone maniere, io voglio
quel sole, con tutto me stesso.

piango di sole

piango di sole
e lavoro
periferia sferzata dal capitale
dallo sgobbo giornaliero
dall’idea di civiltà che c`assale
ogni fine settimana
in fila verso il mare.
e i contratti telefonici
la privacy ambita, ma esibita
il coito interrotto dei sindacati
tutto profitto case sfitte
anche la lingua
con le parole svuotate e maltrattate

circondate e tradite.

guarda che sole splendente, è primavera

non ci sono più i padroni
autoritari d’una volta
e nemmeno il lavoro
non so, forse c’è un collegamento

ma non ne sono sicuro.
i robot ci faranno le scarpe
la politica muore
sotto al peso della pecunia
i sindacati elargiscono
servizi indotti
da un potere kafkiano
la merce ha vinto sull’umanità

perché non c’è più umanità

che grande ruota la storia

milioni di persone
ci osservano affamate
e vogliono assomigliarci

ma non sanno

pretendono l’illusione
vogliono perdere la libertà
ogni giorno:
otto ore di gioie e soddisfazioni
ogni santo dì
messo sulla terra
dal nostro grande creatore
per far arricchire
un uomo, il timoniere.
la civiltà
domanda

ma nessuno risponde
il capitale pretende
la vita se ne va
pian piano
senza disturbare.

creste di sole

il cielo al crepuscolo
è rossa cresta di sole
tra enormità tuberose
d’acqueo vapore e una riva, filtra.
che arriva sulla riva?
arriva, d’un bel sogno, inizio e fine
canta la fantasia ad oltranza
alle volte colora.
l’iniziativa della natura
è così alta.

donna vestita di sole

una vita intera per comprendere

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sole e lavoro

al lavoro, sole fuori

mite primavera,

sghignazzano fior di giovani.

guardando la vita a metà

son vivo: dovere,

spero prima del piacere.

insolenza del sole

non è andata come doveva

perché il mattino ha virato al grigio

i vicini hanno deciso di svegliarmi,

sveglia a mia insaputa

perché gli uccelli hanno mancato

all’appuntamento col pane raffermo in giardino.

la colazione frettolosa anche nel giorno di festa

l’occhio stretto del pugile

che verrà massacrato usato abusato.

mai, non va mai come si vorrebbe

o è un’illusione che ci scalda il cuore

eppure non va ugualmente

e dai, dai dai dai

l’insistenza porta i suoi frutti

cocciutaggine d’un fiore

all’inseguimento del sole.

e auguri, auguri, auguri.

confessione acidula

parliamo di dio
ma non lo siamo
parliamo di serpenti, mele, costole,
ma siamo primati
divinizzanti il sole.
quanta ipocrisia
nell’esser nati
per farne cultura.

diversi i giochi

raggiunto dal sole

accecante

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passaggio a goccia

s’asciuga l’umido non tace più il sole

arriva la primavera? così pare ed è

naturalmente, imbrigliata vitalità

nel cuore di goccia. s’appare allora

più chiari, quasi ialini, ch’ io

possa allacciarti come nodo

finalmente e non al pettine.

ma non farmi innervosire, ti prego.

 

opposti complementari, beatitudini

la tua necessità d’eternità
ammirevole.
peccato sia finita
anch’essa:
così esercitiamo
nello sfinimento
sotto al sole del campo di grano,
un rovo.

felicità tra le righe

sotto pressione
non c’è mai nessun volo ampio,
la carrellata è più un
piano sequenza incriccato
(la caduta lenta
è promessa, più fatto
che tendenza).
tra il più ed il meno
c’è il necessario
ed allora devi accorgerti del sole:
guarda su
guarda su
incipria gli astri
falli ancor più belli.

domanda al sole, mangia la carota

domando al sole
di tornar padrone
gli orizzonti belli
degli eroi
le case e le città
dietro noi,
sostituir l’inganno
del capitale barbaro
coi bei visi
sorrisi degli offesi
dei poveri indifesi
che siam così diversi noi dai padroni
nemmeno di un’illusione
depositari sfrattati di un’allusione,
emaciati e venduti
spremuti e contusi
perchè se non abbiam cervello
almeno abbiamo i coglioni.
e se nemmeno quelli ci sono
allora certamente
continuiamo così:
come batteri
diffusa polvere
cipria, levrieri,
mobilio spoglio
d’imperatori stranieri.

sotto la calce del sole

al di là della trincea
arriva altra deriva
mia soltanto
famelica digressione
sfavorevole commissione.
lontani aiuti
negate maestranze:
univoca direzione
sola azione
proteso alito:
panni stesi sotto la calce del sole.
al di là
altro steccato
s’installa,
nel lietofine irreperibile
orizzonte concreto
screzio nell’esserci,
immancabilmente fallibile.