non c’è piú, è venuto a mancare, passare di là…

nostra sorte comune
la morte.
immaginarla
non è dato: una postura
un black-out
un soffio a mancare
forse.
nero seppia
tunnel senza sbocco
pace o inferno
chi sa
non può dirlo
chi vorrebbe
deve aspettare:
che di bello
ancora qualcosa
ci sarà da fare.

recordare

se non v’è più istinto è perché stesi un velo d’incognite
secretai desiderio, fisiologiche. è stato ciò
che si dimenticò tra i bisbigli della storia
perduta memoria. forse è stato sbaglio.
e tentato tentativo, certo. abbaglio.

pensierino morboso

nota a margine: barlumi baluginanti
fra migranti e astanti, siam stati
bastando, non ingombranti
nostalgia d’esser passati
decisivi non più, sfilacciati
bearsi d’ineffabili presenti
rassegnati, così siam assai
inefficienti, parenti ripetenti
dei già apparsi immortalati
assenti.

esser più vivo

chiusi pugni, assetati di coscienza
nell’acidula frontiera dell’imperizia:
rovello che non esplode brillando
cresce negli ampi margini
negli interstizi dei farò, ci penserò-
implode desautorando.
nelle strette crederò poi così d’esser più vivo
vegeto. tamponando.