silenzio di settembre

sicuro di non essere
sicuro, ho il giusto viso
per smarrirmi nel tempo
e non rischiare d’incontrarti

marmorea sicurezza, dittatore
stanco, millesimato: ho il sudore
dei poveri sulla fronte, annuisco:
non per ignoranza, perché assecondo

vorrei sopravvivere e vincere
nell’allungo. sono solo e silenzioso:
bazzico la periferia sporca e brutta.
nessuno ama la bruttezza ed il cemento nudo

chi potrebbe? se non un operaio
o un barbone che non sanno
che c’è più in alto, oltre lo sguardo
del fruttivendolo indiano

oltre la malinconia, le ringhiere, i parcheggi
vuoti, i pasti furtivi dei gatti nei cortili.
quanta esistenza negli spazi immobili
tutta la quiete in un pomeriggio di settembre

tutta la mia atea attenzione nello squarcio di caldo cielo.

il silenzio della domenica

della domenica il silenzio
non amo. perchè la zappa
non so più impugnare,
le piante curare ed amare.
nemmeno do un senso più
alle beccacce, ai cardellini,
abbandonati govoni
ed al mio respiro, pure silenzioso:
da dentro viene
il sottofondo inquieto
al quale non m’arrendo.
perchè dimenticato
è un passato di fatica
di callose mani, sacrificio.
non torna più lacrima
goccia di sudore
pelle bruciata dal sole
da un passato non amato

un futuro celato.

poesia del silenzio

degli altri i silenzi
io non avverto, anzi.
amo le pause
dal rumore costante.
perché continuo
è il vuoto contenuto
e la barbarie. non cresce
solo il buon cuore
né mutuo dialogo.
la novità si narra
pur non emettendo suono.

tanto silenzio in sol colpo

disintegrarsi con gusto

come per tutt’uno

che s’ignora

ma fondo all’anima

ardente s’apprezza.

l’anarchia dei rapporti sparigliando

dei giorni uguali l’indifferenza.

che si cresce

cosi’ lentamente

in differita.

che porzione

non è mai ciò che s’aspetta.

che è certo più emozionante

via smarrita, diretta.

silenzio devoluto

imponderabile non voluto silenzio fuori dentro case

ma devoluto, perché niente si è detto

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tutta col cuore, senza pensarne

tace così

anche il profondo silenzio

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susseguirsi

memorizzo la forma, i colori dei fiori

è inverno, non c’è spazio per la frenesia della vitalità-

nella stagione fredda i fiori sono la mia vigorosa stufa a carbone.

confermo e riconfermo i petali, uno ad uno, come scrigni

annuisco divertito al polline fresco, dolce

che mi scava idee nella testa fredda, umida.

senza  fiori come farei a passare vivo l’inverno?

memorizzo quest’esplosione di vita consegnata alle api zampillanti

con idee fredde, febbricitanti, non c’è via d’uscita:

segue sempre alla deflagrazione un silenzio assordante.

riaccende la luce

accende la luce

un cuore di silenzio

scolpito nel tempo

incanta il luccichio

di fotoni sfarfallio

lucenti su boccioli

mezzi dormienti

e l’odore dell’esserci

nei tessuti, cortecce

e osmosi silenti.

si chiama vita

si rincorre, mai ferma:

al centro c’è la voce

ma non c’è parola

la coscienza della terra.

ménage a deux

troppo silenzio tra il sapone per i piatti

la spesa, i tuoi capelli ricci castani.

è faticoso pensare per due

ascoltando. ed io metto puntini sulle i

che tu neppure vedi. i piatti

laviamoli assieme, allora.

orso

non chiosa la vita
dopo il lutto
ricama nuova,
riceve esclama
a sussurri di grida
incede reclama.
in barca me ne vò
sul rivo dolce-
acqua salmastra
che il silenzio mi chiama,
m’adorna di spazi
ricamando
assenza di suono,
un orso – beato sono.
più facile
pareva all’andata
senza la deriva stretta
ma ora ho una calma strana,
scendo nella profondità lieve
metto la palandrana.